TAPPA N. 18: LA FONTANA DELL’ELEFANTE.

La fontana dell’Elefante venne realizzata nel XVII secolo per volere di Pio Enea II Obizzi, ed è opera dello scultore romano Lattanzio Maschio. L’animale esotico protagonista venne scelto per rafforzare il legame tra il Catajo e l’oriente misterioso, il leggendario “Catai”, mentre la figura maschile protagonista della scena è il dio romano Bacco.

Secondo la leggenda, Bacco percorse l’oriente, ed arrivato in India fece conoscere ai popoli del luogo la sua bevanda preferita, era il vino, che invita alla festa e al divertimento. Questa bevanda ottenne un tale successo che gli abitanti decisero di contraccambiare, regalandogli qualcosa di davvero speciale: un animale sacro, l’elefante. La fontana del Catajo dunque raffigura il momento in cui Bacco torna dall’Asia in Europa in groppa a questo strano animale che gli europei non conoscevano, e dunque vuole sottolineare all’ospite degli Obizzi che sta entrando al castello il legame tra il seducente oriente e il tema del vino e della festa, ricordando che si sta entrando proprio nella casa delle feste e dei divertimenti.

Quando la fontana venne realizzata, l’elefante era un animale quasi del tutto sconosciuto in Italia, tanto che nell’intera penisola esistono solamente tre rappresentazioni di quel secolo di questo strano animale. Una è proprio di fronte a noi, la seconda, famosa, si trova nel centro di Roma, è opera di Bernini e si trova vicino al Pantheon (Piazza della Minerva) la terza ed ultima al Parco dei Mostri di Bomarzo, vicino a Viterbo. Le scarse conoscenze sugli animali esotici fecero sì che lo scultore, sapendo di dover realizzare un animale proveniente dall’oriente, diede per scontato che anche gli animali avessero la tipica caratteristica degli occhi a mandorla.

Con la Fontana dell’Elefante termina la nostra visita all’interno del Castello del Catajo. Per raggiungere il Giardino delle Delizie, ora uscite dal portone verde d’ingresso superando la biglietteria e superate il cancello metallico di fronte a voi.