TAPPA N. 13: SALA DI FIRENZE

Ricordiamo che è VIETATO FOTOGRAFARE e FILMARE gli affreschi (anche senza flash) ed è VIETATO TOCCARE e VIETATO APPOGGIARSI ALLE SUPERFICI AFFRESCATE.

Sopra la porta d’ingresso troviamo stemma della famiglia De’ Medici, che ha governato la Toscana per secoli. E ai lati due allegorie. Da una parte la dea Flora, divinità dalla quale la città di Firenze prende il nome, e dall’altra parte il dio Arno, a simboleggiare il fiume che attraversa i territori toscani. Sul soffitto una tela dipinta rappresenta una allegoria interessante: è la Virtù che cavalca il Vizio. La Virtù è rappresentata come donna guerriera, una donna vincente sul vizio e sulle malelingue. Invece alla vostra destra si trova l’ultimo riquadro della storia di famiglia. Infatti in questa stanza termina il racconto per immagini affrescate da Giovan Battista Zelotti con l’ultimo riquadro, il n.39, dove ritroviamo un matrimonio molto significativo, dove Antonio degli Obizzi sposa la ricchissima ereditiera Negra De’ Negri. Lei era una cittadina padovana ed era soprattutto l’ultima discendente del suo casato. Sposando la signora De’ Negri, la famiglia Obizzi ha sposato tutta l’immensa eredità portata in dote dalla sposa. Tra le varie cose che lei porterà c’erano diversi quartieri di palazzi nel centro di Padova c’erano moltissimi terreni tra cui anche questi su cui oggi sorge il castello del Catajo.

C’è una curiosità che riguarda questa ultima scena di matrimonio. Se noi guardiamo l’abito della sposa, ancora una volta dorato, a simboleggiare la ricchezza della famiglia da cui proveniva, notiamo che dalla tasca sinistra esce una pelliccia di visione che ha attaccata al fianco una catenella d’oro, che si aggancia al resto del vestito. Non è solo una decorazione del tempo, non serviva ad abbellire ma serviva soprattutto come un oggetto di pratica utilità: era infatti un antiparassitario del tempo. Le persone nel XVI secolo non si lavavano molto, non per pigrizia ma perché erano convinte che l’acqua fosse il veicolo per la trasmissione della malattia più temuta all’epoca, la peste, non era così ma lo credevano. E quindi credevano che non lavandosi ci si potesse risparmiare da questa atroce malattia.

C’erano dei problemi collaterali, non lavandosi tutte le persone avevano addosso i parassiti, le pulci, i pidocchi. I ricchi potevano permettersi questa folta pelliccia che serviva per attirare al suo interno le pulci che si sarebbero trasferite dal corpo della signora De’ Negri alla pelliccia di visone. In questo modo si evitata il prurito e il fastidio.